LA DOLCE MANO DELLA ROSA BIANCA - THE SWEET HAND OF THE WHITE ROSE

La riflessione sull'impossibilità di sottrarsi alle proprie responsabilità, la ricerca della pace interiore e il doloroso prezzo della maturazione sono i temi principali di La dolce mano della Rosa Bianca (The sweet hand of the White Rose), cortometraggio fantasy-horror di Davide Melini.
Il giovane filmaker vive e lavora da diversi anni in Spagna, e ha alle spalle importanti collaborazioni (una per tutte quella con Dario Argento ne La Terza Madre). In questo corto il regista ha messo in pratica la lezione del vecchio cinema di genere made in Italy, basato su creatività, mezzi contenuti, momenti raccapriccianti e vocazione all'impegno sociale.
Ha studiato un soggetto interessante, ha impiegato alcuni mesi per progettare la pellicola in ogni dettaglio e ha completato le riprese in soli cinque giorni. La lunga fase di pre produzione si è rivelata vitale per ridurre le spese e ottimizzare il risultato. Il cortometraggio è costato appena 2000 euro, una cifra davvero irrisoria per un video che niente invidia alle produzioni nate per il grande schermo.
È stato girato con attori poco noti in Italia ma apprezzati dal pubblico spagnolo: la giovane Natacha Machucha è alla sua prima esperienza mentre Carlos Bahos, il protagonista, ha all'attivo altri cortometraggi e apparizioni in fiction. I copioni si limitano a poche battute, molto spazio è lasciato alla voce fuori campo e grande importanza ha il suono, che spesso completa i dialoghi.
La colonna sonora è meticolosa, e altrettanto dicasi della fotografia, curata da José A. Crespillo, che immortala suggestivi scorci del sud della Spagna; dopo aver visto il cortometraggio viene davvero il desiderio di visitare Malaga e i suoi dintorni, godersi il fresco dei giardini con le panchine lastricate di ceramica bianca e azzurra, visitare il pittoresco borgo di Casabermeja e le candide chiesette, o divertirsi nella movida... Non è un caso se le autorità cittadine hanno promosso la realizzazione di quest'opera, proprio come è avvenuto in Italia per le fiction dedicate a Montalbano e alla splendida Sicilia. Ovviamente non si tratta di uno spot pubblicitario e ogni inquadratura ci rivela dettagli preziosi, indispensabili per tratteggiare i protagonisti e dare pieno senso al dramma che vivono.
Nessuna sequenza è superflua o banale e il cortometraggio supera il quarto d'ora senza dare spazio alla noia. La trama di per sé è abbastanza consueta, rielabora stereotipi tipici del cinema indipendente di genere: un giovane litiga continuamente con la fidanzata e cerca di affogare nell'alcool la sua insoddisfazione. Si rifugia nel divertimento facile offerto da un disco pub e quando viene raggiunto dalla ragazza, pur di evitare l'ennesimo litigio, scappa lontano in auto. La sua esistenza si incrocerà drammaticamente con quella di una ragazzina... Il colpo di scena che spiega gli eventi viene narrato poi in un efficace flashback.
Il regista inscena un dramma umano e lo rappresenta attraverso la metafora di una vicenda fantasy-horror che niente concede all'improvvisazione, all'ingenuo entusiasmo dilettantesco o ai ritmi sonnacchiosi e melensi di certe produzioni televisive. Realismo e sogno si fondono in una vicenda apparentemente semplice, che rielabora con delicata originalità il repertorio del cinema di genere e lo porge con poesia. Ci sono sequenze degne dei vecchi horror italiani e una forte dose di creatività ispirata alle migliori produzioni spagnole.

Non si può sfuggire al destino, pare ammonirci il pregevole corto. E se film come The Others e Il Sesto Senso ci hanno forse abituati a repentini cambiamenti del punto di vista, il meraviglioso epilogo di quest'opera eleva un buon prodotto di mestiere trasformandolo in un piccolo gioiello. La morale giunge senza retorica, vola dritta al cuore, sulle ali del lirismo. 

VOTO:di Cannonau per l'originalità. Toccante e mai scontato

 

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